Il modo migliore per tradurre il sito in Wordpress in altre lingue

Scritto da Sara Artuso in data 4 mar, 2016

Se volete promuovere i vostri prodotti italiani all’estero, una cosa che non dovete assolutamente dimenticare è di tradurre il sito della vostra azienda. E c’è uno strumento che vi può facilitare il compito, se avete un sito in WordPress o state pensando di passare a questo software: si chiama WPML.

I 5 vantaggi di WPML per tradurre il sito in Wordpress

Vi abbiamo già spiegato perché tradurre il proprio sito in altre lingue conviene. Ora la domanda è: qual è il modo migliore per tradurre il sito aziendale?

Lo strumento che usiamo sui siti che abbiamo realizzato in Wordpress è un plugin a pagamento, WPML. Cos’è un plugin? Semplicemente un programma che aggiunge delle funzionalità a WordPress.

Di base, infatti, un sito in WordPress presenta soltanto la lingua in cui lo create. Per aggiungerne altre, dovete installare un altro programma.

Perché scegliere proprio WPML, che è a pagamento, invece di altre soluzioni gratuite? Perché:

  1. è completo: vi permette di tradurre pagine, articoli, il menù e tutti i pulsanti del vostro sito. Insomma, non rischierete di avere un modulo per richiedere informazioni in italiano sulla pagina in inglese del sito;
  2. vi basta installarlo una sola volta, poi potrete aggiungere tutte le lingue che desiderate: WPML ne ha già più di 40, ma potete anche aggiungerne altre;
  3. è compatibile con la maggior parte dei temi di WordPress: in parole povere, installandolo non rischierete di danneggiare il funzionamento del resto del sito;
  4. comprende un servizio di supporto, che risponderà alle vostre domande in caso di problemi e dubbi. L’assistenza è disponibile in 9 lingue diverse, italiano compreso;
  5. è costantemente aggiornato per rendere il suo utilizzo più facile e sicuro.

Non dimenticate, però, che non basta che un sito sia tradotto in altre lingue: deve essere tradotto bene, per poter essere compreso – ed evitare risultati offensivi o esilaranti, come quel cartello di un bar norvegese che, in inglese, chiedeva alle signore di “non avere figli al bar”.

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Argomenti: #internazionalizzazione, #sitoaziendale