Perché raccontare il Made in Italy è fondamentale

Scritto da Sara Artuso in data 17 nov, 2016

Perché le aziende del Made in Italy devono sapersi raccontare, per poter vendere all’estero? Lo ha spiegato Marco Bettiol, ricercatore di economia e gestione delle imprese all’Università di Padova, nel suo libro Raccontare il Made in Italy. Qui ha chiarito qual è l’errore delle imprese: dare per scontato che il consumatore conosca il contesto culturale del prodotto, soprattutto se proviene da altri Paesi.

Manifattura culturale: quali elementi aiutano a vendere i prodotti italiani all’estero

“La produzione manifatturiera non realizza solo prodotti di grande qualità, ma produce cultura”. È una manifattura culturale.

All’estero, però, la storia e la cultura alla base di ogni prodotto italiano non sono così conosciute come si pensa. Ma perché dovrebbero essere proprio le aziende a spiegarle? Perché gli elementi che determinano l’attrattività dei prodotti italiani sui mercati stranieri sono:

  1. artigianalità: materiali, tecniche di produzione e capacità di innovazione;
  2. design: il valore estetico di oggetti quotidiani;
  3. personalizzazione: la possibilità di creare prodotti su misura;
  4. autenticità: il legame con tradizioni antiche, in grado però di adattarsi ai cambiamenti di economia e società, ma anche l’originalità di un’azienda che ha saputo trovare la sua nicchia da esplorare.

Sta quindi nell’interesse dei produttori stessi dare spazio a questi aspetti. E Internet offre loro i mezzi per farlo. Se vuoi capire come, allora ti sarà utile scaricare la nostra guida per trovare nuovi clienti all'estero.

Perché il web marketing serve alle aziende del Made in Italy

Al consumatore, spiega Bettiol, non basta più il marketing tradizionale, basato sulla ripetizione dello stesso messaggio a migliaia di persone diverse. Ha bisogno di una “comunicazione interattiva e personalizzata”, che lo faccia sentire protagonista del processo d’acquisto.

Il digitale offre infatti alle aziende la possibilità di dialogare con i consumatori, raccogliendo costantemente dati per adattare i propri prodotti e la propria comunicazione a veri potenziali clienti, non a figure immaginarie. E oggi i consumatori, soprattutto del Made in Italy, hanno bisogno di informazioni sull’unicità dei prodotti, sulle storie dietro ad essi. 

Le storie e la capacità di raccontarle (cioè di fare storytelling aziendale) giocano “un ruolo chiave per accrescere la visibilità a livello internazionale”, perché rendono unico il prodotto. Le aziende italiane possono raccontarlo online attraverso:

    • sito web e blog aziendale: qui c’è tutto lo spazio per parlare di artigianalità della produzione, recupero di tradizioni, rivisitazione di stili unici, ispirazione e storia della nascita dell’azienda. Ma deve essere in più lingue: se vi rivolgete all'estero, ma il sito è solo in italiano, non riuscirete a comunicare nulla a chi l'italiano non lo conosce;
    • video: mostrano la produzione in azione, raccontando quindi l’azienda in modo ancora più efficace delle parole. Guardate ad esempio come uno dei nostri clienti, la Tessitura Bevilacqua, ha usato il video per mostrare la preparazione dei fili;
    • immagini: smartphone, app e social media vi permettono di condividere foto in tempo reale e di entrare a far parte di community del settore, dando ancora più visibilità ai prodotti.

Ma allora perché le aziende italiane non sfruttano Internet per farsi trovare all’estero?

Il ritardo dei produttori italiani

Secondo Bettiol, la difficoltà delle imprese italiane nell’aprire un blog aziendale, profili su social media ed e-commerce dipende da:

  • fattori tecnologici, come la mancata diffusione della banda ultralarga (presente solo sul 20% del nostro territorio, contro una media europea del 60%);
  • la cultura del segreto artigiano: al consumatore interessa ricevere informazioni su come funziona la produzione e qual è la sua storia, perché sono queste che lo differenziano da migliaia di prodotti identici. Quindi parlare del solo prodotto finito - e non del suo processo produttivo - non basta per convincere i potenziali clienti;
  • una scarsa conoscenza delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: il nostro 40% di analfabeti digitali è una delle percentuali più alte d’Europa.

Affrontare queste sfide è la chiave per promuovere i prodotti italiani all’estero perché, come dice Bettiol, se non siamo in grado di farlo, “corriamo il rischio di non poter comunicare in modo adeguato la qualità del Made in Italy”.

Trovare cienti all'estero per il Made in Italy

Se volete scoprire tutti i consigli di Marco Bettiol, vi consiglio la lettura del suo libro, Raccontare il Made in Italy (2015, Marsilio Editori, Venezia).

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Argomenti: #madeinitaly, #internazionalizzazione