Aziende del Made in Italy: quali vantaggi dal digitale?

Scritto da Sara Artuso in data 22 lug, 2016

Artigiani italiani e digitale: una relazione che funziona, o un’accoppiata mal assortita? Se lo sono chiesti i relatori dell’incontro La geografia digitale delle imprese del Made in Italy, organizzato da Banca IFIS il 5 luglio scorso. Noi ci siamo andati e abbiamo sentito molte cose interessanti. La prima è che la relazione può funzionare. E anche alla grande.

I temi affrontati nell'incontro

Ma andiamo con ordine e presentiamo i relatori:

  • Alberto Staccione, Direttore Generale di Banca IFIS, ha spiegato da dove è nata l’idea dell’incontro;
  • Stefano Micelli, Direttore scientifico della Fondazione Nord Est, ha presentato i dati della ricerca Il Made in Italy incontra il digitale, dimostrando i benefici che stampa 3D, macchine a controllo numerico, robotica e taglio laser portano alle imprese;
  • Paolo Manfredi, responsabile delle strategie digitali di Confartigianato, ha parlato del suo libro L’economia del su misura, sottolineando il successo delle imprese che puntano su prodotti personalizzati;
  • Leonardo Boni, Direttore operativo della Baldi Home Jewels, azienda di Firenze che produce elementi d’arredo di lusso, che ha parlato dei benefici che le tecnologie digitali hanno portato all’impresa di famiglia.

Di che cosa hanno discusso? Per dirla con le parole di Alberto Staccione, “del saper fare italiano che ci ha reso famosi nel mondo, ma con uno sguardo al futuro, alle nuove tecnologie del digitale”.

Il digitale per valorizzare l'artigianato: quali sono le difficoltà?

Partiamo dal libro di Paolo Manfredi, nato dal suo lavoro come responsabile di “Strategie Digitali di Confartigianato, un centro di competenze che cerca di capire come il mondo del digitale può aiutare gli artigiani a crescere”.

Nei vari eventi sul tema organizzati in giro per l’Italia, Manfredi ha avuto modo di notare che gli artigiani italiani non sono più “periferici rispetto al processo di ricerca e innovazione. Il problema è far sì che scatti qualcosa in un numero sempre più alto di imprese”.

Gli artigiani si trovano però di fronte a 3 difficoltà, nel loro percorso verso il digitale:

  1. Competenze

Dove imparano le imprese ad innovare? Stefano Micelli, ripreso da Manfredi, aveva spiegato che “il mondo delle imprese dialoga solo con i fornitori di tecnologie - siamo nell’ordine del 10 a 1. Centri di ricerca, università e fab lab esistono e sono riconosciuti, ma sono molto minoritari per chi si orienta in campo tecnologico”. Insomma, formare gli artigiani è difficile perché anche università e associazioni di categoria come Confartigianato non vengono considerate fonti di competenze.

  1. Trovare un interprete

Date le possibilità - strumenti tecnologici e formazione - “bisogna trovare qualcuno che se ne faccia qualcosa, che trovi il modo di creare valore”. Un’azienda che vorrebbe avere un e-commerce per migliorare le vendite all’estero, ma poi non fornisce foto, catalogo e prezzi a chi lo dovrebbe creare forse non è pronta per il mondo digitale.

  1. Socializzazione delle idee

Secondo Manfredi, non esiste un limite di personale per le imprese che vogliono puntare sul digitale. Il modello che vorrebbe che ogni impresa crescesse e avesse al suo interno un reparto per l’internazionalizzazione e uno per la ricerca e lo sviluppo non è alla portata degli artigiani. “Per questo stiamo pensando a sistemi reticolari”, in cui gli artigiani possano condividere idee sulle nuove tecnologie.

Manfredi faceva un esempio: un orafo che guarda cos’hanno fatto i suoi colleghi del dentale con le stampanti 3D e inizia una nuova linea di produzione. Ma chi è che può rendere possibile questo tipo di scoperte e di comunicazione?

“Deve farlo il sistema, perché parte dell’attenzione, delle risorse e del dibattito pubblico organizzati sul fatto che le imprese non crescono, sarebbe bello che ci fossero anche iniziative per aiutare la socializzazione delle idee. Un esempio è la discussione parlamentare che partirà tra poco sul tema della manifattura 4.0, cioè sul tema delle politiche pubbliche per digitalizzare la manifattura”.

Queste tecnologie, infatti, non sono una minaccia per gli artigiani italiani, ma piuttosto una risorsa. Non sono uno strumento per eliminare completamente il lavoro manuale, ma per potenziarlo ed affiancarlo. Ed è proprio questo che i dati di Stefano Micelli hanno dimostrato.

Promozione Made in Italy all’estero e tecnologie digitali: un po’ di numeri

La ricerca analizzava le imprese dei settori abbigliamento, arredo casa e oreficeria. Per queste imprese la vendita sui mercati esteri è stata la risposta alla crisi economica internazionale - e quindi una fonte di sopravvivenza. Ma rischiano di non riuscire a rimanere su questi mercati, perché perdono competitività.

Questo è dovuto sì alla fase di stagnazione internazionale, ma anche ad altri 2 fattori.

  1. I dati sulle imprese italiane e le tecnologie del digital manufacturing

Il primo è in realtà un fatto positivo, perché molte aziende italiane hanno già scelto almeno una di queste tecnologie:

  • la stampa 3D è usata dall’8% delle imprese analizzate - ma al Nord Est sale all’8,9%;
  • il taglio laser è stato scelto dal 32,3% delle imprese - e dal 34,6% al Nord Est;
  • la robotica è impiegata dall’8,9% delle aziende - ma dal 10,8% nel Nord Est.

E come stanno andando le aziende che hanno adottato questi strumenti? Per quanto riguarda la crescita media annua “tutte le imprese di questa frontiera normalmente hanno 2-3 punti di vantaggio sugli altri. Quindi chi ha investito in tecnologia ha sofferto meno, è cresciuto di più e ha guadagnato di più”.

Quindi questo è un fattore sul quale puntare, perché queste tecnologie “rendono competitivi non perché standardizzano la manifattura, ma anzi tendono a generare una varietà apprezzata dall’acquirente internazionale”.

I dati li potete vedere nella tabella qui sotto:

 
  1. E-commerce: come le PMI italiane lo usano per l’internazionalizzazione

Il secondo fattore dimostra che “rispetto al resto dei Paesi europei siamo molto indietro sia per quanto riguarda il commercio elettronico, sia per quanto riguarda le strategie digitali di marketing”.

La media del fatturato e-commerce per le aziende italiane è del 4%, mentre Francia, Spagna e Germania sono già in doppia cifra: la Germania ha già raggiunto il 17%.

Tecnologie digitali, e-commerce e marketing online, però, hanno un’enorme potenzialità per l’internazionalizzazione anche per le “realtà artigiane più tradizionali, perché non necessariamente implicano standardizzazione, ma anzi aprono alla varietà e alla personalizzazione che sono proprie della nostra tradizione”.

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